Delfino comune

Regno: Animalia

Phylum: Chordata

Classe: Mammalia

Ordine: Cetartiodactyla

Infraordine: Cetacea

Parvordine: Odontoceti

Famiglia: Delphinidae

Genere: Delphinus

Specie: Delphinus delphis (Linnaeus 1758)

                                                                                                                                                                                 © Artescienza

Descrizione

Il delfino comune adulto raggiunge i 2.5 metri ed il peso di 75 kg. La colorazione è variabile: nero o nerastro il dorso e i fianchi, ventre e petto color bianco panna con una serie di sfumature gialle, grigie e bianche lungo i fianchi e il ventre.

È riconoscibile un tipico triangolo capovolto scuro, più o meno in corrispondenza della pinna dorsale e un anello nero intorno all’occhio che si allunga in avanti.

Il delfino comune nuota velocemente effettuando dei grossi salti, riuscendo ad immergersi a profondità piuttosto elevate (280 metri) e per durate superiori agli 8 minuti.

Utilizza sia habitat pelagici che costieri, spesso in associazione con stenella e tursiope.

Si ciba di pesci epipelagici e mesopelagici. Infatti, i contenuti stomacali di individui spiaggiati nel mar Ligure e nel Mediterraneo confermano che la sua dieta si basa principalmente su pesce azzurro di superficie, ma anche su cefalopodi e crostacei.

Nel 2003 la popolazione Mediterranea di delfino comune è stata listata come a minacciata nella Lista Rossa dell’IUCN, sulla base del criterio A2, che si riferisce al 50% di declino in abbondanza nelle ultime tre generazioni, le cause del quale “non possono cessare o non possono essere comprese o non possono essere reversibili”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La popolazione locale

Le prime testimonianze della presenza di delfino comune nelle acque del Golfo di Napoli risalgono al IXX secolo, durante il quale il Reale Museo di Zoologia dell’Università di Napoli ha acquisito diversi esemplari della specie, 12 dei quali ancora preservati.

La popolazione locale di delfino comune di Ischia viene monitorata da Oceanomare Delphis a partire dal 1997; gli incontri con gli animali sono avvenuti in tutte le stagioni dell’anno e si sono concentrati nelle testate costiere del sistema di canyon sottomarini di Cuma.

Le analisi di foto-identificazione hanno permesso di riconoscere un totale di 94 individui. Un nucleo di 12 femmine identificate è stato visto insieme in nove anni diversi durante il periodo di studio.

I dati raccolti nel tempo dimostrano che le acque intorno all’isola d’Ischia rappresentano un’area di alimentazione, di riproduzione, e un’importante area di nursery per questa popolazione locale, offrendo condizioni favorevoli per partorire e allevare i piccoli.

© Artescienza

 

Grazie agli studi intrapresi da Oceanomare Delphis, l’isola d’ischia è stata definita come “critical habitat” per la specie nelPiano di Conservazione dei Cetacei dell’IUCN (Revees et al., 2003) e “Area of Conservation Importance” nel Piano di Conservazione di delfino comune di ACCOBAMS.
Inoltre, le mappe di utilizzo dell’habitat prodotte al Ministero Italiano dell’Ambiente hanno permesso l’istituzione di una zona pelagica dedicata alla protezione dell’habitat critico della specie (le testate costiere del sistema di canyon sottomarini di Cuma) nell’ambito dell’Area Marina Protetta delle Isole di Ischia Procida e Vivara, “Regno di Nettuno”.
Recentemente infine, le acque di Ischia e Ventotene sono state riconosciute come Important Marine Mammals Area (IMMA) dall’IUCN, con delfino comune, tursiope e balenotta comune come specie chiave (Marine MammalsProtectedAreas Task Force, 2017).

Il declino

 

Nonostante i diversi tentativi di proteggere “sulla carta” la popolazione di delfino comune locale, non sono mai state intraprese azioni concrete per la salvaguardia di questi animali che, negli ultimi anni, sono declinati fino quasi a scomparire.

L’analisi dei dati di foto-identificazione e il continuo declino dei tassi di incontro monitorati in un periodo di 16 anni (2002-2015) testimoniano infatti come l’area sia stata per anni un hotspot per la popolazione locale (prevalentemente residente), e che ora questa popolazione stia morendo o si stia spostando in altre località.

Diverse attività umane in mare possono avere un impatto sul delfino comune nell’area di studio, tra i più significativi il disturbo e il degrado dell’habitat (compreso il traffico e l’inquinamento acustico) e il sovrasfruttamento delle risorse alimentari da parte della pesca.

I dati presentati da Oceanomare Delphis offrono un forte argomento a favore di strategie di conservazione e gestione esplicite e urgenti, specifiche per la popolazione, da sviluppare e applicare localmente per i delfini comuni, considerando che essi dipendono dall’area per importanti processi biologici.

 

 

Acustica

 

 

Come altri odontoceti, il delfino comune è una specie altamente vocale in grado di generare:

  • Clicks, segnali di breve durata, a banda larga, utilizzati per l’ecolocalizzazione e la navigazione, che vanno da 0.2 a 150 kHz e che durano 50-150 microsecondi.
  • Burst, serie di click prodotti rapidamente, percepiti come suoni tonali che vengono emessi sia per l’ecolocalizzazione che per la comunicazione.
  • Fischi, segnali modulati in frequenza, di lunga durata, richiami tonali generalmente di 3-24 kHz, della durata di 0,5-0,9 s, utilizzati per la comunicazione.
  • Altri suoni diversi dai fischi e dai click denominati buzz,come bark, chirp, yelp, squeal.

 La maggior parte delle conoscenze disponibili sui segnali acustici dei delfini comuni nel Mar Mediterraneo è legata alle caratteristiche strutturali dei fischi, al loro modello di emissione associato a vari stati comportamentali e alla loro variazione geografica all’interno del bacino.