Interazioni con la Pesca

La pesca può incidere sui cetacei sia direttamente che indirettamente. Gli effetti sugli animali includono:

  • catture accidentali (bycatch);
  • ferite o uccisioni da parte dei pescatori che percepiscono gli animali come concorrenti;
  • diminuzione/esaurimento delle prede o cambiamenti nella distribuzione delle prede causati dalla pesca eccessiva;
  • perdita e/o degrado dell’habitat (ad es. a causa della pesca a strascico);
  • modifiche a breve e lungo termine del comportamento dei cetacei che portano all’emigrazione, alla dispersione o alla riduzione dei tassi riproduttivi in conseguenza di interazioni dirette o indirette con la pesca.

Esiste una lunga storia di interazioni tra i cetacei e la pesca nel Mediterraneo. I cetacei sono sempre stati attratti dagli attrezzi da pesca; cercano di rimuovere le esche e i pesci catturati dagli attrezzi da pesca. I cetacei si nutrono anche nei recinti della maricoltura (allevamenti ittici). Con alcune eccezioni, le interazioni attuali riguardano principalmente la pesca costiera, artigianale su piccola scala. Gli attrezzi che probabilmente hanno la maggiore interazione con i cetacei sono i tramagli e le reti da posta fisse, le reti da traino, le reti da posta derivanti, i palangari e i ciancioli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le interazioni tra i cetacei e la pesca possono influenzare negativamente la pesca attraverso:

 

  • Abrasioni e ferite ai pesci causate durante i tentativi di cattura o mentre “giocano” con i pesci durante le operazioni di pesca, anche quando sono sazi. I cetacei possono prendere porzioni di pesce o l’intero pesce, rendendoli non commerciabili.
  • La riduzione delle catture disturba le operazioni di pesca. I cetacei possono causare la dispersione dei banchi di pesci e la loro fuga dalla rete.
  • Danni agli attrezzi (gli attrezzi possono non pescare in modo altrettanto efficiente e ne può derivare una perdita di catture). I costi aggiuntivi includono il tempo per la riparazione degli attrezzi da pesca e le spese per il nuovo materiale.
  • Una competizione ecologica reale o percepita con i cetacei, basata sulla convinzione che la depredazione – in particolare da parte dei delfini – riduce la quantità di pesce disponibile per la pesca.

Le informazioni sugli effetti economici delle interazioni dei delfini con la pesca nel Mediterraneo sono qualitative e non adeguatamente documentate. Nell’intera regione mancano informazioni quantitative dettagliate sulle caratteristiche spaziali, stagionali e operative della piccola pesca costiera.

L’identificazione dei punti in cui si verificano sovrapposizioni (ad esempio, densità elevate di delfini abbinate ad alti livelli di attività di pesca) dovrebbe essere seguita da rigorosi studi specifici in situ per caratterizzare e quantificare i costi della depredazione dei delfini.

È opinione diffusa che i delfini del Mediterraneo siano in concorrenza con i pescatori riducendo le catture del pescato, ma nessuna solida indagine scientifica supporta questa ipotesi.

D’altra parte, è stato dimostrato come gli effetti della concorrenza siano più sfavorevoli per i delfini rispetto agli esseri umani, dal momento che la biomassa totale rimossa dalla pesca supera notevolmente quella rimossa dai delfini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Interazioni nell'Area di Studio

Nell’area di studio, le interazioni tra cetacei e pesca hanno coinvolto diversi attrezzi.

Esemplari di grampo e capodoglio sono stati trovati imbrigliati nei sistemi di ami (coffa, palangaro, conzo). L’esemplare di grampo rinvenuto in mare era vivo, nuotava a fatica senza mai immergersi, scortato dagli altri membri del gruppo; la lenza e gli ami erano agganciati alla pinna dorsale ed avvolti intorno al corpo fino alla pinna caudale. Il capodoglio era invece rimasto impigliato ad un sistema di ami abbandonato in mare, l’animale era in avanzatissimo stato di decomposizione per cui non è stato possibile recuperarne il corpo.

Diversi esemplari di stenella e capodoglio sono stati vittime dell’interazione con le reti derivanti per la pesca del pescespada, sia nella versione oggi illegale dell’attrezzo denominato spadara, sia nella versione oggi in uso, denominata ferrettara.  Gli animali sono stati ritrovati al largo, alla deriva, completamente avvolti dalle reti; in alcuni casi, gli animali si sono spiaggiati, mostrando segni evidenti (mutilazione della coda, cicatrici) di interazione con le reti derivanti.

 

Un altro attrezzo oggetto di interazioni con i cetacei è la rete a strascico, denominata anche paranza.
Le interazioni hanno coinvolto le specie tursiope, stenella e balenottera comune.

I cetacei si mantengono sulla scia di poppa del peschereccio con la rete a mare effettuando lunghe immersioni in profondità, traendo probabilmente vantaggio dal movimento creato dalla rete sul fondale e/o dagli scarti fuoriuscenti da essa.

I pescatori intervistati affermano che per la specie tursiope la predazione avviene anche all’interno della rete, in particolar modo quando il “sacco” viene recuperato lentamente; in questo lasso di tempo l’apertura della rete è maggiore e permette ai delfini di predarla a turno.

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’interazione storica, coinvolge le reti da posta fissa e consiste nella predazione, da parte della specie tursiope, delle reti. I pescatori intervistati riferiscono che i danni sono inferti in particolare modo alla “vela” della rete (estensione superiore della rete fissa, formata da un solo strato più sottile, atta a catturare il pesce negli strati più superficiali).

La tecnica opportunistica usata dai tursiopi consiste nello squarciare con il rostro le maglie intorno al pesce per liberarlo, oppure a inghiottire solo il corpo lasciando nelle reti le teste. Intorno a questo problema è stato discusso molto con i pescatori locali per cercare di quantificare il danno provocato e sono emerse posizioni differenti: alcuni affermano che la perdita è consistente, dato l’alto costo del materiale e le lunghe ore di manodopera necessarie alla riparazione, altri tendono invece a minimizzare, asserendo che si tratta di un’ evento naturale esistito da sempre.