Delfini Capitolini

DC12Le informazioni a disposizione sui mammiferi marini che frequentano il litorale romano (area Fiumicino-Torvaianica), e in particolare le secche di Tor Paterno, sono del tutto frammentarie e limitate ad avvistamenti occasionali del solo tursiope, Tursiops truncatus (Rapporto sullo Stato dell’Ambiente dell’Area Marina Protetta “Secche di Tor Paterno”, Roma Natura, 2004).

Questa specie, frequentemente censita in zone caratterizzate da una geomorfologia marina di particolare interesse, conduce il suo ciclo vitale principalmente nell'ambiente litorale costiero, che è il più sottoposto ad alterazioni e degrado di natura antropica.

Il tursiope è ad oggi una delle specie di cetacei più comunemente avvistata; tuttavia nella Red List  dell’IUCN delle specie minacciate la sottopopolazione Mediterranea è stata classificata come "vulnerabile". La specie è protetta dalle Convenzioni di Berna, di Barcellona e di Washington, dalla Direttiva comunitaria Habitat e dalla legge italiana n.157/’92, risultando di fatto l’unica - tra le specie protette dell’area delle Secche di Tor Paterno - ad avere un elevatissimo livello di attenzione in termini di conservazione.

Grazie al supporto di Oceancare (2011-2012) e di Unicredit Carta Etica (2014-2015), Oceanomare Delphis ha iniziato il progetto “Delfini Capitolini” con lo scopo di assicurare una migliore conoscenza della presenza e dell’ecologia del tursiope nelle acque del litorale romano (e delle sue interazioni con le attività umane) e di produrre informazioni utili alla conservazione della specie nell’area.

Area di studio

L’area di studio comprende il tratto di mare antistante Fiumicino, Ostia e Torvaianica e include l’Area Marina Protetta delle Secche di Tor Paterno; ha una superficie complessiva di circa 300 km2 e si estende fino all’isobata dei 100 m.

Data la peculiarità ecologica di questo tratto di mare, con decreto del 29 novembre del 2000, è stata istituita l’AMP “Secche di Tor Paterno”, un’area marina protetta che si estende su una superficie complessiva di 1.387 ha all’interno dell’area di studio.

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Scopi e obiettivi del progetto

Il programma di studio e monitoraggio, realizzato fin dal 2008,è stato disegnato con l’obiettivo di raccogliere dati utili a:

  • definire l’occorrenza del tursiope nell’area
  • studiare l'ecologia della specie (distribuzione, abbondanza, uso dell’habitat,                   comportamento)
  • analizzare struttura e dinamica della popolazione, ed esaminare eventuali fenomeni di dispersione individuale
  • individuare l'impatto del traffico marittimo locale sulla presenza, distribuzione, comportamento alimentare e sociale del tursiope
  • determinare l'entità della sovrapposizione tra il comportamento alimentare dei delfini e le attività di pesca
  • valutare l'entità del fenomeno del by-catch, ove presente

 

Risultati

Le osservazioni condotte dai ricercatori ODO hanno determinato che il tursiope è regolarmente presente nell’area in tutti i mesi dell’anno e che interagisce con le attività di pesca a strascico.

DC10Dai dati di fotoidentificazione degli anni 2011-2012-2015 è risultato che 76 individui adulti frequentano l’area, di cui 3 femmine (individuate grazie a fotografie dell’area genitale, alla presenza di un neonato con pieghe fetali strettamente associato ad un adulto, e al comportamento di sostegno e trasporto di un piccolo morto (video: ODO piccolo tursiope morto 17 07 2015 1) e 5 probabili femmine (individui osservati costantemente in stretta associazione con esemplari giovani).

Dal preliminare confronto tra i cataloghi di fotoidentificazione dei due progetti principali di Oceanomare Delphis - “Delfini Capitolini” e “Ischia Dolphin Project” - è emerso un dato estremamente interessante: due individui di tursiope compiono spostamenti a lungo raggio e frequentano sia le acque del litorale romano che quelle dell’isola di Ischia. Gli individui denominati “Gaio” e “Claudio” sono infatti stati avvistati insieme l'8 luglio 2015 a Ostia, il 6 settembre a Sperlonga, il 18 settembre a Ischia ed il 30 settembre di nuovo a Ostia, in prossimità delle secche di Tor Paterno, percorrendo in oltre 189 miglia nautiche.

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Questo fenomeno di dispersione osservato in alcuni degli esemplari studiati, pur preliminare e limitato a due individui, apre lo spazio alla formulazione di alcune ipotesi, tra cui quella che questi tursiopi possano essere parte di una "metapopolazione" ("popolazione di popolazioni"), ovvero un mosaico di popolazioni temporanee, legate tra loro dalla dispersione di individui che si spostano da una popolazione all'altra.

 

Attività di pesca

Nel compartimento di Roma risultano operanti circa 263 motobarche, costituite in prevalenza da imbarcazioni di stazza ridotta attive nel settore della piccola pesca artigianale. Tali barcheutilizzano principalmente attrezzi da posta fissi usati tradizionalmente nella pesca costiera (tramagli, palamiti, palmiti da fondo, reti monofilamento e rastrelli per bivalvi).

Di maggiori dimensioni sono invece le imbarcazioni a strascico (20-25 m. per circa 45 barche operanti), che utilizzano una rete trainata generalmente di forma conica; la parte terminale, apribile per estrarre il pescato, prende il nome di sacco, l'apertura invece prende il nome di bocca e la parte centrale di ventre.

delfinicapitolini03 Sovente ai lati della bocca sono presenti due lunghe strisce di rete di forma triangolare con funzioni di "invito" che prendono il nome di ali e la rete è mantenuta aperta da strutture chiamate divergenti.

La parte della bocca e delle ali che strascica il fondale è in genere armata di piombi e catene con la funzione di smuovere il sedimento e di farne venir fuori pesci ed altri animali che vi fossero intanati mentre la parte superiore degli stessi è dotata di galleggianti con lo scopo di tenere aperta la bocca.

La pesca a strascico ha un effetto ad “aratro” sui fondali, causando sia il rapido depauperamento delle risorse ittiche che l’alterazione dell’ambiente naturale. Ad oggi, tale tecnica è proibita all’interno delle secche di Tor Paterno dal decreto istitutivo dell’Area Marina Protetta (DM 29/11/2000).

 Interazioni tra tursiope e pesca

E' noto che in diverse parti del mondo i tursiopi esibiscano differenti strategie alimentari a seconda del contesto ambientale in cui si trovano.

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Tra le più particolari vi sono l'inseguimento attivo in acque basse della preda e il successivo spiaggiamento sulla battigia per catturarla, la creazione di reti di fango mediante l'utilizzo della pinna caudale mossa ripetutamente a contatto con il fondo, la collaborazione con l'uomo nella pesca artigianale (i delfini aiutano i pescatori spingendo i pesci nelle reti e ricevendo in cambio una ricompensa in pesce), ma anche l'alimentazione diretta su reti da posta fisse e a strascico.

Questa ultima tipologia di alimentazione, definita come "opportunistica", comporta però notevoli rischi per i delfini. Non sono infatti rari casi di ritrovamenti di animali moribondi o già deceduti impigliati nelle reti (fenomeno noto come by-catch, ovvero la cattura di specie non-target come i delfini) o di individui che presentano cicatrici o mutilazioni permanenti in varie parti del corpo. Inoltre questo comportamento di interazione con gli attrezzi da pesca ha causato nel tempo l'attribuzione di una fama negativa a questi animali da parte dei pescatori, che li identificano come competitori per il pescato, nonchè causa di danni alle reti.

Ad oggi non sono disponibili dati circa l'eventuale competizione diretta tra tursiopi e l'attività di pesca nell'area di studio interessata dal progetto “Delfini Capitolini”, nonostante siano stati spesso riportati eventi di conflitto.